Una volta, due imbonitori di dubbia fama, tali loschi individui, organizzarono una gara di resistenza al freddo; i partecipanti avrebbero dovuto denudarsi e farsi sfiorare dal gelo dicembrino, pagando un’esosa iscrizione. Ma i due truffatori se la filarono con l’incasso delle iscrizioni. Poco tempo dopo si fecero vivi tali Lafava & Hernandez, due signori molto somiglianti ai truffatori, con la sola differenza di un paio di baffi di troppo. I due cominciarono a pubblicizzare un giornaletto comico-demente-satirico, finanziato non si sa come e non si sa dove, che riscosse un discreto successo tra i giovani liceali. Nacque così “MORBUS LYCEI”, l’unico fascicolo che dà una voce a persone totalmente irrequiete ed inaffidabili, per non dire pericolose e pazzoidi!
Roberto Lafava
Roberto Lafava, genio indiscusso e assatanato giocatore d’azzardo, figlio spirituale del dio Anubi, nasce il 17 ottobre 1989 a Lugo. Frequenta il Liceo Classico perché ama le antichità, mummie viventi comprese, ma riesce comunque a divertirsi con espedienti che fanno dubitare della sua effettiva salute mentale. Tifa Juventus e Moggi è il suo idolo; considera i politici di centro-destra mafiosi e quelli di centro-sinistra ridicoli; quelli di centro sono mafiosi e ridicoli; il papa non gli sta simpatico e neanche Dio; adora impelagarsi in mille faccende che poi lo condurranno solo ad una nevrosi cronica e all’elevamento della pigrizia sociale come ragione di vita; il suo più grande pregio è che non sta mai zitto; il suo più grande difetto è che non sta mai zitto; beve e gioca d’azzardo ma non fuma; detesta l’Inter; alcune delle sue ultime idee riguardano la creazione di un altro giornale, vivere un mese da barboni ed intrufolarsi con una boccia di vino in mezzo ad un gruppo di fedeli in pellegrinaggio; ha poca fiducia in troppe cose; adora Michael Jackson e Paolo Conte; ognì venerdì sera invita a giocare a poker il diavolo, il conte Dracula e Ratzinger; Lugo non gli piace; anzi, gli riesce odiosa! Nella vita non ha ancora deciso se farà il barbone o il miliardario. Propende per la prima. Per adesso si sta limitando a farsi una cultura, collezionare cose strambe e comprare camicie senegalesi. Adora viaggiare e mangiar bene; e ora suppone di avervi già detto troppo e se ne va.
Raphael Hernandez
Raphael Hernandez nasce agli inizi del ‘400 nel Regno di Castglia. Fin da piccolo ha una vita molto avventurosa, infatti nei suoi primi anni di esistenza svolge il mestiere di untore, contribuendo a diffondere la peste. Il piccolo birbante continua così per quasi un secolo fino a quando, verso la fine del XV secolo decide di cambiare vita e di imbarcarsi su una caravella, la Santa Maria, più che altro per sfuggire all’Inquisizione, e raggiunge un nuovo continente, l’America, che lui voleva chiamare “P.I.Qu.Pa.N.Ci.So.Mu.Gi.Maso.S.P.E.Po.Gra”, una sigla che significa “perché in questo posto non ci sono musi gialli ma solo sporchi pellerossa e polli grassi?”. Tuttavia la sua proposta non fu accettata e lui si mise nei guai perché quel nome esprimeva idee razziste, e seppure a nessuno fregava niente che un bianco dicesse frasi offensive nei confronti dei pellerossa, Hernandez aveva rotto le scatole per tutto il viaggio e quindi fu condannato e messo in salamoia. Proprio grazie a questo il suo corpo si è conservato fino a noi e gli scienziati del Jurassic Park sono riusciti a estrarre il suo DNA, ma siccome era incompleto lo hanno completato con quello di un rospo, così Raphael Hernandez è rinato ai giorni nostri ed ha deciso di fondare dove tutti avessero potuto esprimere le loro idee, sia che essi siano razzisti o ortodossi, bianchi o pellerossa, polli grassi o magri, e dove tutti avessero potuto dire: “Sì, mangio il gelato mentre guido” senza finire mutilati o lapidati.
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